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Incontrare le Dee attraverso storia, mito, immagini e racconti

gorgone   LE DEE FURIOSE
Aspetti dell'Ombra nella storia e nel mito; le ferite nell'immagine divina femminile
Testo di Anna Pirera

(Sesta parte, Torna alla quinta parte, o vai all'Introduzione)

ERESKIGAL

lilith



Vedremo solo alcuni dei vari aspetti di Ereskigal fra cui quanto la rende prototipo – come Lilith e le Lilith appena descritte – della rabbia verso il femminile(1) e quanto la accomuna alla più tarda Gorgone Medusa.

Abbiamo visto il racconto di come Ereskigal, precedentemente Dea dei cereali e abitante del mondo superno, Grande Ciclo della natura e del grano, di vita, morte  e trasformazione, sia stata violentata dal futuro marito, vicenda in seguito alla quale entrambi furono banditi e relegati nel mondo sotterraneo(2).

Ella ha serpenti sul capo e occhi che raggelano la vita – simile alle Gorgoni e a Demetra Nera  - trasmette potenza e suscita  terrore.
Detiene e gestisce le leggi degli Inferi.
Ereshkigal si mostra, nel famoso mito che narra la discesa di Inanna agli Inferi -  in primo luogo come Dea furiosa: il suo volto diventa giallo e le labbra nere, si batte la coscia e si morde. Ha in sé le qualità della rabbia primordiale. Ener­gia incontrollabile e inconscia, distruttiva. Dall’ira infatti Ereskigal passa alla distruzione attiva contro Inanna, la sorella rea di aver osato volontariamente scendere negli inferi viva.

Poi Ereskigal fissò su Inanna l’occhio della morte.
Pronunciò contro di lei la parola dell’ira.
Emise contro di lei il grido di chi accusa.

La percosse.

Inanna fu mutata in cadavere
In un pezzo di carne putrefatta
E venne appesa a un gancio sopra il muro.

Ereshkigal uccide, spietata, Inanna, sua sorella, secondo la legge degli Inferi che non distingue, non discrimina, che vuole morte per chiunque li raggiunga.
Inevitabilità della morte, Ella ne è l’aspetto ‘disintegrato’, che ha perso la connessione con il ciclo della vita.

Con Lilith condivide due caratteristiche: anch’essa genera per lo più ‘mostri ‘(3) e anch’essa  mostra un’ira che ha le caratteristiche dell’invidia per le donne che abitano i mondi ‘luminosi’ dei nuovi Dei. Ella infatti non si mostra antagonista nei confronti del maschile: è circondata da maschi, fra cui il suo consorte, genera figli maschi e ha servitori maschi(4).

Con la Gorgone Medusa, che vedremo poi, Ereshkigal condivide ‘gli occhi della morte’, quello sguardo di verità che spietatamente attraversa la materia, toglie ogni maschera, è obiettivo nel senso che non traccia confini e giudizi, ma raggiunge l’anima nella sua essenza, spaventoso e pietrificante nella sua freddezza che annulla ogni relazione, ogni emozione, ogni affetto. Quello sguardo depersonalizzante che tante donne rivolgono verso sé stesse, quello sguardo che origina la morte nella forma della depressione.

La sua furia, per quanto primordiale, si appoggia sulla legge, è fredda, non paga della sua azione né affamata di altro uccidere. Come un laser contatta il suo oggetto, che viene attraversato dal suo sguardo e dalla sua parola di mor­te, e passa oltre, perché da oltre viene la sua origine, la disperazione che la costringe alla solitudine e al dolore.

Un tratto di Ereskigal che colpisce, e che la distingue da altre figure ‘furiose’, è la sua sofferenza. Sempre nello stesso poema, ella è descritta sofferente nella solitudine (Inanna è morta e appesa al gancio) per le doglie del parto. Ed è in quel momento, nel momento della sofferenza, che giungono da Ereskigal, così racconta il mito, due piccole figure, fatte di poca cosa, ermafrodite, mandate dal dio Enki per salvare Inanna. Dando voce ed eco al dolore e al la­mento della Dea, tracciando i confini fra esterno ed interno e rispecchiandoli entrambi, essi originano la trasformazione di Ereshkigal che alla fine accetta di pronunciare la parola benevola (opposta a quella dell’ira che aveva con­dannato Inanna) che libera la sorella e le permette il ritorno al mondo di sopra.

... continua con la Settima Parte

Per approfondire, vedi anche la pagina dedicata a Inanna, di cui Ereskigal è la sorella oscura...


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Note:

1 - Per la descrizione di Ereshkigal, mi sono basata principalmente sulla ricerca della Brynton Perera nel suo La Grande Dea.

2 - Naturalmente nell’ambito della nuova cultura patriarcale, che guardava con timore e sospetto al mondo sotterraneo e assegnava gli dei dominatori al cielo.

3 - Fa eccezione il dio Nanna-Sinn, la Luna, luce per illuminare le tenebre e misura del tempo.

4 - Un fatto curioso che accade nel mito è che sarà Inanna, la sorella ‘luminosa’ ad esprimere la rabbia nei confronti del maschile quando condannerò il marito Damuzi – reo di non essersi curato della sua sorte, di essersi installato sul suo trono e di aver sminuito, da bravo narcisista, il dolore della sua compagna - alla morte con le stesse modalità che Ereshkigal aveva usato con lei (gli occhi della morte e la parola dell’ira). La Brynton Perera osserva (op. cit., pag. 167) come accada spesso che le energie ‘furiose’, quando vengono risvegliate in pazienti in cui non fluivano in modo naturale, si rivolgono indomite contro un familiare o il terapeuta.





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